GRUPPO INCONTRO | FARE COMUNITA’/FARE LEGALITA’
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FARE COMUNITA’/FARE LEGALITA’

27 Set 2012, Posted by creativik in Contributi scientifici

Poster presentato nell’ambito del 9° Convegno Nazionale S.I.P.CO.
Società Italiana di Psicologia di Comunità
“Rilanciare i legami sociali, attivare partecipazione, promuovere cambiamento”
Milano, 27-29 settembre 2012
Università Cattolica

La comunità terapeutica nei campi di lavoro antimafia
Fabiano Pesticcio – Educatore – Gruppo Incontro Cooperativa Sociale – Pistoia
Luciano Mocci – Psicologo – Gruppo Incontro Cooperativa Sociale – Pistoia

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La Regione Toscana sostiene il progetto dei campi di lavoro antimafia in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, rimborsando le spese di viaggio delle centinaia di giovani toscani fra i 16 e i 30 anni che ogni estate partono per quelle terre per svolgere attività di volontariato. I volontari partecipano ai campi sia singolarmente che in gruppo (come appartenenti a parrocchie e Arci, scout e Libera, Legambiente e Caritas). Gran parte dei campi hanno luogo nelle terre confiscate alle mafie per cui i ragazzi sono ospitati nei beni confiscati e lavorano nei terreni che sono stati assegnati a cooperative di lavoro svolgendo lavoro vero e legale.
UN NUOVO MODELLO DI COMUNITA’
L’esperienza del campo di lavoro propone un forte cambiamento nel modo di “fare comunità”. Nel campo operatori e utenti si trovano a fronteggiare quotidianamente la realtà e a condividerne pienamente giorno per giorno tutti gli aspetti (la vita in comune, il lavoro, l’esperienza) e si assiste ad una fuoriuscita dalla logica di trattamento residenziale a favore di un sistema diverso. La residenzialità del campo di lavoro rinforza la valenza informale e affettiva della relazione operatore/utente in una sorta di conoscenza reciproca e circolare dove anche l’operatore riesce a narrarsi, a farsi parte integrante del gruppo e non è presente solo “per l’altro” ma “con l’altro”, insieme..
IL CAMPO DI LAVORO
I campi di antimafia sociale rappresentano un percorso educativo completo nell’ambito della legalità: le diverse attività che vengono proposte, dal lavoro agricolo a fianco dei soci sui terreni confiscati, agli incontri con persone e testimonianze, dalle visite a luoghi simbolo fino ad attività di incontro con i cittadini e le cittadine nonché con le Istituzioni e la società civile del territorio, sono parte integrante del percorso educativo.
LEGALITA’ ATTIVA
L’esperienza fatta nei campi di lavoro antimafia di Corleone al fianco della “Cooperativa Lavoro Non Solo” da alcuni gruppi di giovani residenti in comunità terapeutica per tossicodipendenti del Gruppo Incontro Cooperativa Sociale di Pistoia ha promosso l’accesso dei residenti in comunità terapeutica nelle associazioni che svolgono attività di volontariato nell’ambito della legalità e ha avviato la loro partecipazione attiva alle reti sociali come liberi cittadini, offrendo luoghi e spazi di aggregazione e socializzazione alternativi a quelli illegali di provenienza.

LA DEMOCRAZIA DEGLI AFFETTI
Nel periodo del campo di lavoro la comunità terapeutica si ridefinisce includendo ulteriori elementi nel gruppo (gli operatori, i volontari, i lavoratori della cooperativa). Il contesto e le regole si ridefiniscono, e questa “modulazione” del sistema comunità, è un fatto trasformativo sia per gli utenti che per gli operatori. Sottopone entrambi a registrare e a modulare i propri equilibri precostituiti, a ricodificare i significati al di fuori dello schema certo e strutturato del centro residenziale. Emerge la necessità di modificare i propri schemi e renderli meno rigidi, più permeabili, capaci di adattarsi ad una realtà flessibile e a volte imprevedibile. Il nuovo contesto che si è creato nel campo di lavoro favorisce lo sviluppo e il progresso verso quella “democrazia degli affetti” (Fornari, 1987) di cui abbiamo bisogno per vivere la realtà in modo meno esterno.
ESPORTARE LA COMUNITA’ TERAPEUTICA
Il gruppo di comunità offre il suo contributo nel “fare comunità” adattandosi al contesto, ne assimila gli elementi fondanti e modifica gli altri e può offrire un efficace contributo intervenendo con il proprio modello educativo nel contesto di alcune realtà di disagio e di emergenza sociale. Aprire le porte della comunità terapeutica e utilizzare le potenzialità interne del sistema, facendo del bagaglio organizzativo e valoriale interno qualcosa da condividere e da mettere in comunicazione con il contesto sociale esterno. Progettare e realizzare un modello nuovo di intervento sociale da realizzare attraverso la comunità terapeutica, questa è la sfida. Collocare il disagio sociale in comunità per trattarlo e curarlo, questo è il mandato terapeutico di sempre ma che spesso coincide con una delega, con una specifica tecnica dietro la quale si nasconde l’ombra del rifiuto sociale, dell’isolamento e dell’esclusione. Esportare il modello della comunità terapeutica all’esterno nelle situazioni e nei contesti stessi dove nasce il disagio sociale. Proporre il “fare comunità” come intervento nel sociale, creando un sistema in grado di connettersi a tutte le risorse del territorio come un buon strumento di rete, questa apertura può essere efficace e trasformativa. L’esperienza nei campi di lavoro antimafia in Sicilia lo hanno reso evidente e possibile.

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